E' vero che fatico a dormire, il sonno m'è dolce e disperante. A volte vorrei essere altrove, so che non potrei essere da nessun'altra parte se non al centro del mio dolore. Parole che potrebbero restare più convenientemente inumate in diari privati, se le nostre velleità non ci rendessero inconciliabili l'imbarazzo e l'arte. Tutto nell'arco di un momento che depone la propria facoltà di morire. Quest'arte che cerca la chiave di volta dell'anima vuol pervenire alla propria strategia flessibile per ordinare l'esperienza. Suggere ogni umore dall'istante per sondare il vortice delle passioni, del nitore abbacinante di ogni immisurata dimensione. Ci si smarrisce in questa malinconia come un impedimento al respiro. Io sogno e la realtà non diviene all'infuori del sogno, sovente aspetto di assopirmi come se dovessi svegliarmi da un'istante all'altro. Entrare in una stanza sconosciuta in cui ci sono tutte le mie cose perdute che non posso portare via. Paura che in un momento diverso tutto quanto non sia più, in una distorsione del tempo io uguale a me stesso spezzato nel nodo dell'innocenza. Si cerca consolazione quando tutte le risposte sono inadeguate. La serenità è sempre a un passo, tra domani e mai più (non) ho scelto l'ago dell'indefinitezza...