venerdì, febbraio 17, 2006
 
Alla fine, su tutto, mi garba ancora la serenità mentecatta e raminga, sebbene non estranea alle malinconie, di David Thomas. La copertina di "More places forever" poi è perfetta, con questo sentiero nella verzura che viene dalla città costeggiando il mare sotto nembi azzurri.  Proprio gli albi di cui abbisognavo.
postato da: vonobox alle ore febbraio 17, 2006 02:14 | Permalink | commenti (13)
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giovedì, febbraio 09, 2006
Tutto quel che corre tra spasmi e spasimi è una vocale, nemmeno il tempo per lo stupore. Un alito dal disinganno, macchè, una frase ben tornita buona per il nostro sciovinismo dalla bandiera dell'acume. La noia ci priva perfino della delusione. Nichts, nihil. Che mi aspettavo? Il confortevole esilio della borghesia? Un buon esercizio di dizione? Per la verità ciò mi avvilisce. Quanta innocenza, quanto stupore mi occorre solo per inseguire un menomo presentimento dell'infinito: camminare sereno in mari di lane elettrostatiche nel verso della volontà, asfalti tersi come sabbie appena intrise dell'umore di un onda già ritiratasi in mare, e tutto questo è appena un sussurro dalla sponda estrema di uno specchio d'acqua indefinito. Sospinto come una vela da raffiche di ghiaccie tramontane in sottopassi metropolitani, in portoni e tinelli, in stanze dalla ritrovata confidenza: luoghi di una memoria destituita cui il ritmo del quotidiano anela astrarsi. Quale irriducibile irrilevata forza, il computo degli istanti rovesciando un'altra ingiunzione, fuggire da un'altra lama, da un'altra baionetta guardando con orrore all'ascendere degli ultimi fumi non ancora estinti. L'acre nerità d'arso ha preso nella cenere la verzura, anch'io sono rapito dal mio seggio di plastica verde.  
postato da: vonobox alle ore febbraio 09, 2006 04:35 | Permalink | commenti (10)
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mercoledì, febbraio 08, 2006
 
David Thomas: Winter Comes Hhome. Teatro dell'assurdo, sono shoccato come quando ho ascoltato la registrazione dello spettacolo di Antonin Artaud per la radio, e non capivo neanche il francese. Questa volta acchiappo qualche frase si e no, ma è veramente strepitoso secondo me, ed ammetto che sono di parte. Per la miseria, ma dove sono dischi come questo negli scaffali dei negozi?  Urge ristampa con traduzione dei testi, proprio come "Per farla finita col giudizio di dio". Lo so che ho rotto i coglioni con questa roba, ma abbiate pazienza. Arrivederci.
http://www.scaruffi.com/vol5/thomas.html#win
postato da: vonobox alle ore febbraio 08, 2006 03:34 | Permalink | commenti (1)
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lunedì, febbraio 06, 2006
Uno stato contiguo cui la coscienza deve sempre tener dietro, a volte penso cose così perfette che cadono perfino oltre il velo della memoria recente e non è possibile richiamarle alla mente.  Meglio di organizzare tutto affinchè l'insieme sembri uguale a se stesso due volte, che insormontabile meschinità sarà poi una incongruenza? Se anche ci fosse un'anomalia non sarebbe astratta dal resto, non rafforzerebbe anzi la tesi? Credo di poter sopportare il destino, ma non azzardo la misura della certezza per i miei memoriali. Eppure sono ancora vivo, proprio tra queste inquietudini, ed è certo che non ho sorpassato le passioni. Non devo ancora girare intorno odorando la morte laddove dovrei bandirne l'onta dal reverbero della coscienza per il desiderio di una risoluzione. Cosa c'è dopo l'amore? Nessuna domanda. La verità del vaticinismo dell'eros: sacrilegio è perdere il calore delle emozioni, delle sensazioni, sapendosi vivi da qualche parte. Se quel Dio che dite amore si è dovuto piegare dentro di me, la speranza non ha alcun significato perchè non ho pietà per me stesso. Dove si è  visto l'aberrazione ci si è fermati all'orrore della ragionevolezza, ma io non ho negato niente e niente ho aggiunto, come un testimone. Non sono perduto.
postato da: vonobox alle ore febbraio 06, 2006 03:34 | Permalink | commenti (7)
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