Qualcosa me ne dovrà venire nelle tasche a mondare i crudi fatti nel falò della crisi, dal peso di silenti recriminazioni alla moneta della mia insofferenza, oltre la noia crassa di una nevrosi piana. Confido nelle più stupide risoluzioni, attendendo lo shock profilattico di tutte le preoccupazioni come una pendenza inerte nell'antigravità. Ritornelli immorali ridotti all'insulto del senso comune che li ha prodotti mi ricordano di radi clamori prima di precipitare in una indolente insensatezza, lo stato d'incoscienza che si adagia sopra una digestione farraginosa induce sopori indistruttibili, la stessa parola "farraginosa" mi fa pensare alla farina di castagne. Mi sublima l'incontrastata bruttezza di numerose cose, l'assoluta e immediata schifezza dell'imponderato nella misura della sua immorigeratezza, anche per quanto si ravvisa nel mio frasario decerebre. Orrore di sgrammaticature dolenti nell'insipiente imbarazzo di un lampo della memoria, panico da cupa galvanica e poi il baratro. Come una torpida marionetta rovino nella mollezza invertebrata della mia condizione supina.

