I Girls esordirono nel 1979 con il 45 giri "Jeffrey I Hear You", prodotto da David Thomas per Herthan Records, l'etichetta di proprietà dei Pere Ubu. Quella fu l'unica cosa che il gruppo licenziò in vita. L'influenza maggiore sulla musica del quartetto fu sempre l'avant punk degli Ubu, di cui quasi si possono considerare una filiazione. Il rock nevrotico e nucleare delle "ragazze", nobilitato dai sintetizzatori di Robin Amos, si può inquadrare nell'area della new wave sperimentale di Devo e Debris. "Jeffrey I Ear You" è una cavalcata adrenalinica a base si Neu e Ubu, con un crescendo finale che raddoppia il ritmo intensificando i disturbi tecnologici di Amos ed il farnetico della urla da mentecatto di Daved Hild. Esemplare del loro sound è il ritmo binario tra motorik e punk. L'esordio rimane forse il capolavoro di tutta una (pur brevissima) carriera. Nel 1986 esce "Reunion", un lp antologico con brani incisi alla fine degli anni 70 ma rimasti inediti per tanto tempo: finalmente emergono dall'archivio del gruppo altre prove di grande genialità. I canoni del sound rimangono invariati: new wave pionieristica e tecnologica, molta follia e molto rumore. Svettano, nel caos degenerato, i rock mutanti di "Methodist Church" e "Cubist Grid", i brani più (pata)fisici e motori. Peculiare l'utilizzo delle chitarre, secche, acute ed ossessive, che sembrano quasi precorrere la ricerca di certo attuale noise e far compagnia -in quanto a sgradevolezza- alle orrende torture che sullo strumento vengono esercitate dalle coeve avanguardie no-wave. Dove i tempi rallentano si hanno nuove prove di eccezionale paranoia creativa: l'ombra della guerra fredda incombe ad ogni piè sospinto, il terrore al silicio nei cubi-ufficio ghermisce i neurolede i malcapitati impiegati, sei nel traffico cercando di raggiungere casa e hai smesso di pensare, la tv è accesa e forse non le stai davvero neanche prestando attenzione. "Lavoro 40 ore a settimana, penso di meritarmi un pò di tempo libero!", urla Hild in "Golf", pezzo che si chiude con un con l'anatema "bastardi!". Questa è la musica del crollo nervoso, questi sono, a tutti gli effetti, gli anni '80 -di ieri, di oggi e forse anche di domani-. Hild ha in seguito lavorato con David Thomas, Kramer dei Bongwater e Ralph Carney dei Tin Huey. Robin Amos ha messo invece il suo genio al servizio dei Cul De Sac, dei quali è da possedere almeno il capolavoro "China Gate". Qualsiasi minus habens oggi ha una ristampa lanciata sull'ottuso mercato del collezionismo, la discografia dei Girls, compresa quell'antologia che ormai conta vent'anni dalla sua uscita, rimane invece inaccessibile.
postato da: vonobox alle ore ottobre 30, 2007 02:36 | Permalink | commenti (1)
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Eccoci, siamo qui per ascoltare l'ultimo gruppo che, per poter definitivamente dormire sonni tranquilli, dev'essere necessariamente portato in palmo di mano da quelli che ne sanno e ne capiscono più degli altri, quelli che già ne capiscono ahò! a loro volta più di altri che quindi sono da ritenersi alla stregua di protozoi. In mezzo a questi ci sono io che sono un altro stronzo in eterno contrasto con tutti, anche quelli che sono in contrasto già di per loro ma ad un livello meno sociopatico, entro questo mio asfittico rappresentare l'ultimo strato interno della crosta della cultura giovanile d'avangurdia demmerda occidentale. Dopo aver visionato dei super 8 amatoriali (no, non erano porno, stronzi) anni 60/70 con un apparecchio a manovella simile alla cloche di un areo che non ho alcuna idea di come si chiami e che molto mi ha entusiasmato, il cui principio di funzionamento si basa sulla proiezione del fotogramma illuminato da una piccola lampadina su uno schermo aberrante che ne riporta l'immagine ingrandita mentre il film viene trascinato manualmente, mi sono recato come mia abitudine a piedi al concerto dei Talibam. Non li avevo mai ascoltati prima, il fatto che un gruppo come questo muovesse masse di adepti che una formazione come, per portare un esempio recentissimo, Experimental Dental School non ha alcuna ragione di non pretendere, mi ha sempre fatto puzzare il fenomeno Talibam! di culto in qualche modo costruito mediaticamente, senza nulla togliere al valore intrinseco del progetto, questo aveva sempre costituito un ostacolo tra me e la loro musica. Ero, dunque, decisamente curioso rispetto alla proposta del gruppo che alcuni mi avevano descritto come una specie di free noise mal eseguito, qui invece trovo una sorta di positivamente sorpendente versione free jazz dei Nervous Gender, cosa che val bene la mia immediata stima ed empatia al duo. Mi si dice che han perso per via il sassofonista e la formazione si è così automaticamente ridotta limitandosi a batteria (bizzaro individuo dalla parlata quantomeno originale) e tastiera passata attraverso effetti autocostruiti. Mi hanno convinto, sono discretamente cialtroni ma in effetti fanno bella musica, voglio ascoltare il disco prima o poi.
postato da: vonobox alle ore ottobre 29, 2007 14:28 | Permalink | commenti (1)
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Dopo il pacco dei Magic People, i quali hanno deciso all'ultimo momento di non presentarsi al locale ove avrebbero dovuto tenere il concerto generando un disservizio di più allorchè, per un difetto d'informazione dell'uomo alla cassa, ho pagato i 5 euro del biglietto per vedere il solo gruppo di supporto, alla riscossa delle serate più barzotte delle uova barzotte sono giunti alla stregua di liberatori al galoppo gli adorati Experimental Dental School. Questa band mi aveva impressionato fin dal primo ascolto, il concerto dello scorso anno fu un esperienza di tutto riguardo, mi convinsi a comprare immediatamente al banchetto del merchandising qualunque cosa avessero stampato su 33 giri e ne sortii con ben due albi. Questa volta sono qui in veste di convinto sostenitore del trio, in tour con il batterista titolare che nella precedente occasione era rimpiazzato da un collega, forte della conoscenza dei brani che nel frattempo ho consumato con gran gusto sul piatto per un anno intero. Naturalmente l'esibizione conferma lo stato di grazia del gruppo, a cavallo tra Henry Cow, Pram e Devo. La formula del suono è quella che conoscevo già, eppure le ultime composizioni introducono novità di rilievo, ciò si avverte specialmente sull'ultimo disco "Jane Doe Loves Me", una sorta di caleidoscopio fuori fuoco, non voglio dire che sia confuso e dispersivo ma che l'esperienza dell'ascolto è ben più disorientante rispetto alle precedenti prove in studio. Nel segno di una ricerca che per me è ancora un messaggio misterioso da mondi altri che va rivelandosi in corso di fruizione del supporto discografico, quasi fossero i Residents degli anni di gloria, le canzoni di "Jane Doe Loves Me" marcano il passo fuori dalle righe. Felicemente spiazzanti e più pop che pria, gli Exprimental Dental School decidono di non riciclarsi ma di innovarsi coraggiosamente e con successo, il loro seguito di pubblico ne giova accalorandosi e accavallandosi negli spazi che ospitano le loro esibizioni e facendosi via via più pingue, per quanto possa esser pingue quel congresso umano così escluso dall'ufficialità di ben più lucrative attività serali "radical" che è il pubblico di questi concerti a Roma in una zona già di per sé negata allo spettacolo di contenuto come Ostiense.
postato da: vonobox alle ore ottobre 29, 2007 13:12 | Permalink | commenti (1)
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"Ripples"
A short film created by Jim Henson for "Expo67" in Montreal, Canada in 1967.
The architect is played by Sesame Street writer/director Jon Stone.
Soundtrack by Raymond Scott.
Altro da dire?
postato da: vonobox alle ore ottobre 25, 2007 14:40 | Permalink | commenti
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Un altro grandissimo insospettabile Jim Henson d'epoca, stavolta il protagonista del video è lui in persona. Un'altra folle visione da questo sottovalutato genio, titolo: "Time Piece"
Dislocation in time, time signatures, time as a philosophical concept, and slavery to time are some of the themes touched upon in this nine-minute, experimental film, which was written, directed, and produced by Jim Henson-and starred Jim Henson! Screened for the first time at the Museum of Modern Art in May of 1965, Time Piece enjoyed an eighteen-month run at one Manhattan movie theater and was nominated for an Academy Award for outstanding short subject
postato da: vonobox alle ore ottobre 25, 2007 14:09 | Permalink | commenti (5)
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L'avevo già proposto in altre sedi, questo film però è un cult/a must see, ergo lo riporto all'attenzione pubblica. Dal creatore dei Muppets un film (lungometraggio qui trasmesso per intero) che vive d'un umore straniante altro rispetto ai mitici pupazzoni che tutti conosciamo e amiamo. Un capolavoro nascosto in lingua originale ma abbastanza facile da seguire anche per chi non penetra così profondamente l'anglofono idioma.
postato da: vonobox alle ore ottobre 20, 2007 22:02 | Permalink | commenti (2)
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Un nuovo eccelente gruppo dalla stessa etichetta di Neptune e Dresden Dolls (era difficile immaginarli nella stessa scuderia e invece...): si chiamano Magic People ed arrivano a Roma questo mercoledì al Sinister Noise (via dei Magazzini Generali, angolo via Ostiense). Penso sempre che ascoltare la musica sia meglio che spiegarla, ecco un saggio dell'arte in questione: sulla pagina di lastfm dei Magic People potete ascoltare diversi brani per intero)
Questo invece è un video promozionale del gruppo:
Da Long Beach ci giungono invece i suoni legnosi dei Soft Hands, a mio immodesto avviso discepoli di talento dei Mission Of Burma. Nessun album ancora all'attivo ma sul loro sito di myspace potete scaricare tre ottime canzoni http://www.myspace.com/thesofthands.
postato da: vonobox alle ore ottobre 19, 2007 13:52 | Permalink | commenti (2)
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Mentre aspetti che qualcuno in questo paese si accorga che esiste Bjorn Copeland o che tra venticinque anni Seripop siano degni dell'attenzione del mondo ufficiale dell'arte in Italia (in inghilterra mi pare abbiano già fatto qualcosa nientemeno che per il ministero della sanità), annaspando tra strati asfittici di commercialart alla dozzina, siamo in cerca sempre di nuovi ed eccitanti spunti dal basso. Arnaud Loumeau è un genio, l'ho scoperto da poco: i suoi disegni sulla carta quadrettata realizzati a pennarello o a penna sono tutti dei capolavori assoluti. Un assaggio per credere...
sul suo sito ce ne sono altri duecentomila, sono troppo pigro per fare anche solo una selezione, perciò cuccateveli da soli
http://www.myspace.com/arjulo
postato da: vonobox alle ore ottobre 19, 2007 13:25 | Permalink | commenti (1)
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E' un gruppo di coatti franginocchie che non conoscendo un posto più tristo sovente son usi radunarsi di fronte all'istituto tecnico sotto casa mia fino a notte tarda a praticare il giuoco del football fra le autovetture parcheggiate a spina, alternativamente favoriscono schiamazzare alla stregua di selvatici antropofagi incapaci di articolare i suoni in un periodo di senso compiuto. Si alimentano attraverso la birra del discount, l'unica in vetro che possono bere all'aperto conducendola seco da casa, i contenitori residui, opportunamente abbandonati in gruppi vicino alla rampa d'accesso del marciapiede, costituiscono generalmente l'ostacolo della deambulatio mattutina su quel lato della strada. Curiosamente, questa bizzarra comunità mi riesce financo simpatica, sono una delle poche sincere note di vita della notte paolina a parte quella donna che incendia i fogli sul terrazzo.
postato da: vonobox alle ore ottobre 16, 2007 02:30 | Permalink | commenti (7)
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Sono le 4 di notte, il telefono squilla come un allarme impazzito. Mi sveglio di soprassalto, qualcuno deve aver sostituito il mio cuore con quello di un bue, ma no, mi ricordo invece che ieri al ristorante ho aiutato un'amica a finire la sua pizza al gorgonzola, fiori di zucca e alici dopo aver mangiato la mia napoletana sana e mezzo fritto misto. Mi ricordo anche che siamo arrivati al ristorante alle undici e trenta, tutto torna, specialmente quello che ho mangiato. Mi tuffo di slancio sulla giacca in cerca dell'infernale cellulare che ho lasciato in qualche tasca, la giro e la rivolto, con il battito cardiaco del doping riesco appena in tempo a ricevere la comunicazione: "pronto arobbertoooo?!?!?". Chi cazzo è? Soprattutto, chi cazzo e Robbberto? Faccio notare al minorato dall'altra parte che ha sbagliato numero ed anche orario, sono al limite dell'implosione psicofisica. Mi rimetto a dormire, dopo pochissimo tempo il telefono squilla di nuovo, è il numero dei miei: "pronto arobbertoooo?!?!?". Eh? Ma che succede? Il buio si abbatte sulla mia mente già ottenebrata. Dal ricevitore sento in lontananza la voce di mia madre: "ahahah, ma che stai a fa, stai chiamando mio figlio, ohohoho". Boh... Mi attaccano in faccia senza lasciarmi possibilità di replicare: "quando hai finito de rompe er cazzo co sto telefono famme un colpo de telefono". Pesto e miserabile ritorno tra le coltri delle lenzuola tramortito dalla digestione più infame della stagione, ivi svengo sul letto.
postato da: vonobox alle ore ottobre 13, 2007 09:26 | Permalink | commenti (3)
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Tom Hooker - all'anagrafe Thomas Beecher Hooker - (Greenwich, 18 novembre 1959) è un cantante statunitense famoso in Italia negli anni ottanta.
Tra i suoi successi ci sono Looking For love (1986), Atlantis e Help Me (1987) e Feeling Okay (1988).
Ha anche cantato in italiano partecipando al Festival di Sanremo 1981 con Toccami.
Se non bastasse a gridare al cielo "alla faccia del cazzo!", leggete anche la trascrizione del testo di Looking For Love, magari in un terzo post ci dedicheremo all'analisi della pregnanza sinestetica e dell'acume nella costruzione del periodo:
Day by day I try to realise
What I need and what I’m looking for
Movie scenes keep flashing in my eyes
See myself openning every door
Desperado
Searching discotheques to find some love
Modern heroes
Feeling helpless just like a child
Looking for love
Looking for love
Paris, Tokyo, anywhere you go
New York, London, love is in the air
1986 is in the show
Still today the feelings always there
Russian roulette
Take you over till you fall in love
Your silhouette
Hypnotises people with eyes
Looking for love
Looking for love all day
I’m never satisfied
Looking for love all night
I’ll never get enough
All my life will change in many ways
But my search will always be the same
Slot machines in our video days
Love is here for us to play the game
Casanova
Can’t remember all the girls today
It’s not over
One thing will still be here to stay
Looking for love
Looking for love...
postato da: vonobox alle ore ottobre 09, 2007 03:54 | Permalink | commenti (2)
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I Soundcheck sono uno dei gruppi maggiormente d'avanguardia dell'epoca contemporanea. Ebbi il privilegio di assistere al loro concerto alle scissure, dalle parti di Sperlonga: il trio parte dal crust per destrutturarlo in un impippamento da ultimo quarto d'ora in sala prove alle 10 e mezza di sera dopo che hai cenato con il pezzo di pizza a taglio superstite di una giornata di lavoro dallo zozzone all'angolo. Il dialogo tra gli strumenti avrebbe dovuto essere affidato a degli avvocati molto competenti, le canzoni erano l'equivalente di un tafferuglio civile con tentazioni di guerra di secessione, i membri della band si guardavano attoniti ogni qual volta l'esecuzione doveva interrompersi per imperizia tecnica lasciando le composizioni soccomber all'orror del vacuo. Il gruppo non è riuscito nell'amara impresa di portare a termine un pezzo, quando il sentimento popolare si è tradotto nel disperato monito "Ciavete rotto er cazzo" levatosi dall'auditorio, il frontman si è limitatato candidamente a replicare "Vabbè, ma noi semo i Soundcheck".
I Soundcheck sono rispetto a Napalm Death e Agnostic Front quello che gli Slint sono stati rispetto all'hardcore, l'ultima frontiera.
postato da: vonobox alle ore ottobre 06, 2007 03:47 | Permalink | commenti (3)
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Mentre cammino avverto che la mia nare è ostruita da un prodotto di rifiuto, ho quasi la tentazione di deporlo su uno scontrino del bare ma poi la lascio persistere nel cavo nasale. Perchè no. Questa diversione non m'impedisce di perseverare nella mia missione, quella di prendere posto tra l'auditorio nel concerto di stasera. Al solito, la mia smania di arrivare in anticipo viene punita: finisco in un pub a testaccio con il personale dei gruppi che dovranno esibirsi e riesco ad ordinare un beveraggio analcolico che ha l'aspetto del vov ed il sapore delle ultime spruzzate del vetril nel bidè. Victorian English Gentlemens Club, con i quali mi trovo al tavolo, li ho conosciuti proprio nella cornice dello sfascio umano di questo quartiere assistendo ad un loro concerto in un locale qui vicino. Quella volta un improptu d'estasi estetica mi aveva galvanizzato alla vista della bassista, vestiva un capo a guisa di cotta da crociato lungo fino all'altezza del ginocchio e batteva il piè inguainato nello stivale al ritmo della musica. Questa volta mi intriga assai la batterista, che in precedenza avevo colpevolmente trascurato: il suo occhio da gatta cerchiato dal nero dell'eyeliner e sottolineato dalla chioma corvina mi guida a dare uno sguardo fugace ma deciso (in ossequio allo stato primitivo, spontaneo ed ancora inconsapevole della voluttà) all'esile personale disegnato dalla veste, anch'essa nerissima. La nerità della sua figura, esaltata dal pallore epidermico, è quasi una dichiarazione d'intenti fattasi corpo. Deadly O hanno aperto il concerto, la potenza della Load unita alle asprezze degli Unsane ha soddisfatto i palati più acidi, sicuramente il mio dopo l'ingestione di quel preparato stregonesco di cui poco sopra ho narrato la gloria. Corde di basso che cedono, bacchette che volano, ingiurie che sfilano appena oltre il recinto dei denti sono gli ingredienti che condiscono l'empito già prossimo alla ferocia disarticolata di questo trio di stanza a Roma. Li seguo con assoluto affetto dalla prima volta che li ho veduti. I Sea Dweller si presentano ormai in forza di una potenza di sfondamento prima inedita per loro, grazie anche al nuovo set di amplificatori ed al batterista Manimal. Qualche problema tecnico ritarda l'inizio dell'esecuzione, un anello di persone si chiude intorno ad un pedale ribelle che per un lungo istante fa temere la rottura. A parte questo episodio, i Sea Dweller esordiscono con il loro classico inizio in crescendo, una mancanza di comunicazione tra il gruppo ed il tecnico del suono fa si che questo periodo musicale venga inficiato dal disco dei teppisti dei sogni che sta fungendo quale sonorizzazione dell'ambiente tra le esibizioni dei gruppi. Nuove composizioni si avvicendano agli equini belligeranti detti anche "cavalli di battaglia". Gli grido "mi avete sordo!", le frequenze delle loro chitarre sono delle stimmate nei padiglioni auricolari e il dream pop vola alto grazie alla sua metal militia. Adoro il modo in cui Victorian English Gentlemens Club riescono a rendere danzabile e potente il loro discorso sul decostruzionismo del pop. Per tutta la durata dell'esibizione non smetto di dimenarmi alla stregua di un demente in corsia. Missando Wire e Pixies, i VEGC riescono perfino a convincermi che vale la pena acquistare un cd, supporto da me non particolarmente amato, però mi dicono che non hanno una versione in vinile dell'albo e devo accontentarmi, anche se riconosco che è prodotto molto molto bene. Usciamo dalla locale, sento una voce femminile che urla "ho visto una sorca", così percosso e attonito sollevo la testa e una sorca la vedo anch'io: lei, una spagnola che crede d'aver detto di aver veduto un topo in italiano. E' chiaro che la serata è finita, si approssima l'ora che volge al cheto albeggiare ottobrino, torno a casa a piedi. La mattina dopo mi sveglio nel pomeriggio.
postato da: vonobox alle ore ottobre 04, 2007 13:47 | Permalink | commenti
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