Silenzio, una delle distribuzioni ormai storiche in area avant, ha cessato l'attività alla fine del 2007. I responsabili di Silenzio continueranno comunque a lavorare nella musica con la loro etichetta Ant.
Cheveu è il nome di un trio proveniente dalla Francia autore di un garage atipico a base di tastiere Casio (che in questa sede costituiscono l'intera sezione ritmica), chitarra elettrificata e voce. Il cantante, che sembra una sorta di Jovanotti shockato, blatera, non potendosi definire propriamente canto quello che emette, più a se stesso che al pubblico alla stregua di un ramingo mentecatto. Molteplici riferimenti ai loro connazionali Metal Boys, ai Tuxedomoon di "No tears", all'elettrorock depravato di Alan Vega e a tutta una teoria di innesti in ossequio al minimalismo tra rock 'n' roll e sintetizzatori che sarebbe superfluo elencare per l'ennesima volta. Più che garage, definirei questi suoni beedroom music, musica che potrebbe esser fatta in camerette da letto senza neanche passare per la sala prove e in economia di mezzi (al raccatto al mercato delle pulci più vicino). Lo canzoni sono davvero coinvolgenti, il pubblico, stipato come sempre (perlomeno quella volta nell'anno che ci capito anch'io) all'inverosimile all'interno del Fanfulla 101, si fa coinvolgere volentieri. Ogni tanto un pezzo del set del gruppo, sistemato in maniera assai precaria ed approssimativa, rovina al suolo: prima una tastiera, poi una batteria elettronica che non si prendono neppure il disturbo di raccogliere. In un empito atletico il cantante rovescia con un balzo due aste del microfono che piombano sulla fronte del mio vicino rischiando per un pelo (tempestivi furono i suoi riflessi) di ridefinire la posizione dei suoi emisferi cerebrali. Gli Cheveu hanno un sito internet che mi piace molto:
Opere di un gruppo di coraggiosi che contribuirono all'espansione della musica popolare verso uno dei settori più affascinanti del suono contemporaneo nelle parole e nelle sagge intuizioni di Piero Scaruffi:
"Doppio Sogno" è il titolo di questa nuova rubrica che deciderò arbitrariamente di mantenere fin quando ne avrò voglia (sia il titolo che la rubrica). Si tratta di un mio esperimento editoriale che semplicemente cerca di dare interpretazioni multiple (concordanti, discordanti, vere, false) di volta in volta ad un singolo argomento che potrà variare (oppure no). Il titolo della rubrica è preso in prestito da un celebre romanzo di Arthur Schnitzler (che ho letto ed apprezzato) dal quale è stato tratto il film "Eyes Wide Shut" di Stankey Kubrick (che ancora non ho visto ed apprezzato). L'idea della rubrica è ispirata ai geniali film "Le valigie di Tulse Luper" di Peter Greenaway ed "F come falso" di Orson Welles.
Hunting Lodge sono le parole che tradotte in italiano significano grossomodo "alloggio del cacciatore".
Hunting Lodge è il nome di un gruppo musicale noise inglese degli anni duemila proveniente Bristol. Questa band, benchè non molto conosciuta, ha inciso alcuni dischi di grande spessore artistico: la loro miscela di Pere Ubu e This Heat combinata ad un approccio rumoristico davvero vicino a quello della Load Records costituisce un ambizioso e riuscito esperimento. Questa formazione dalla carriera tutta in sordina ci sta regalando alcune delle pagine più eccitanti della musica contemporanea. Essenziali, speriamo che gli storici della musica ed il pubblico gli rendano giustizia.
Hunting Lodge è il nome di un negozio di abbigliamento e prodotti di design sito ad Oslo. Hunting Lodge vende principalmente vestiti dallo stile urbano, pubblicazioni e giocattoli d'arte. Il bel sito ufficiale di Hunting Lodge è molto interessante: oltre a fornire informazioni sull'attività commerciale, propone anche un blog molto aggiornato sulle ultime tendenze creative che val bene la pena di leggere.
Websiteofthemoon è un sito che propone principalmente un archivio di eccezionali documenti sulla scena industrial, la parte più ghiotta del corredo comprende emozionanti stampati d'epoca in formato pdf, album da scaricare e compilazioni da ascoltare in streaming. Mi è bastato scaricare un solo pdf dei Throbbing Gristle per intendere che ci troviamo di fronte ad un inestimabile tesoro documentale, a parte il fatto che ho subito scovato del materiale altamente erotico della Cosey Fanny Tutti. Visitare:
At-1 è una interessante tastiera fabbricata dalla Casio dedicata alla musica mediorientale: è infatti in grado di riprodurre scale come quella araba (http://it.wikipedia.org/wiki/Scala_araba), prendo questa ad esempio essendo la più nota delle scale non occidentali per le sue caratteristiche sonorità in bemolle, in realtà la nostra scala minore napoletana gli è accomunabile (http://it.wikipedia.org/wiki/Scala_minore_napoletana). L'At-1 è dotata di un dispositivo per l'accordatura di precisione oltre alle modalità preimpostate e può salvare nella memoria interna fino a 30 scale impostate dall'utente. Una marcia in più per sperimentare con nuove sonorità in forza di un formato compatto da asporto.
Il chipod è un'oggetto di culto. Pennetta usb o replica delle sembianze dell'ipod rigorosamente prodotto in Cina secondo distintivi standar di pressapochismo, questo genere di lettore multimediale è acquistabile per un prezzo risibile e sovente dotato di firmware allucinanti per inusabilità e tradotti in una versione cinese anch'essa dell'italiano. Il chipod, rispetto ai suoi concorrenti di marca, non ha mai bisogno di cd d'installazione (fatta eccezione per windows 98), il suo approccio è "spacchetta e usa", ha il vantaggio di essere un fedele amico delle deambulazioni in solitudine ed utilizzabile nelle condizioni più estreme, nessun malintenzionato vi farà la riga in mezzo ai capelli con una pertica per privarvene mentre fate jogging fra le frasche imperlate di rugiada come accadrebbe con l'ipod (e del resto se avete simili abitudini sportive è sintomo che una perticata fra gli occhi l'avete già presa). E' grazie ai chipod se, bene o male, riesco ad ascoltare la musica caricandola da mac senza essere costretto a piegarmi all'utilizzo dell'ipod. Il chipod ha due suoi portali di riferimento molto frequentati e ben fatti che ho scovato grazie al blog Pensieroprofondo (http://pensieroprofondo.wordpress.com/2007/08/21/firmware-e-guide-per-lettori-cinesi/):
Per l'utilizzo con mac è consiglibile scaricare "Folder Cleaner", programma gratuito che rimuove i file fantasma (._ecc) che il sistema crea nei dispositivi usb copiandovi gli mp3 all'interno, problema che rende difficoltosa la riproduzione degli album causando sovente il blocco del lettore. Trovate "Folder Cleaner" qui: http://www.versiontracker.com/dyn/moreinfo/macosx/31822
postato da: vonobox alle ore gennaio 12, 2008 02:48 | Permalink | commenti (1)
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Due brevi estratti dal film del 1990 "Step Across the Border".
Curiosità: le canzoni di cui Frith accena l'aria all'inizio del filmato, "Spring Any Day Now", "Don't Cry For Me", "Hands Of The Juggler", sono contenute esattamente in quest'ordine nel suo album solista (uno dei più importanti della sua carriera) ed interamente strumentale "Gravity". "Gravity" fu pubblicato originariamente nel 1981 dall'etichetta dei Residents (Ralph Records) e ristamapata dalla Cuneiform nel 2001.
Fred Frith, virtuoso del violino e miniaturista della chitarra elettrificata, iniziò la sua carriera con il gruppo degli Henry Cow negli anni '70, formazione appartenente all'area di Canterbury che pubblicò alcuni importanti album, ricordiamo tra questi l'espressionista "In Praise Of Learning" (frutto della fusione con la banda degli Slap Happy). Nel frattempo ebbe modo di farsi promotore del Rock In Opposition, movimento di coscienza della sinistra musicale inglese da lui ideato. Gli Henry Cow si sciolsero ma ebbero tutti brillanti carriere soliste. Fred Frith, la cantante Dagmar Krause ed il batterista Chris Cutler (poi creatore della Recommended Records) fondorano gli Art Bears, un trio che continuava il programma degli Henry Cow maturi con un approccio da cabaret d'avanguardia. Art bears pubblicarono tre eccellenti dischi per l'etichetta dei Residents alla fine degli anni 70. Dopo l'ennesima separazione dagli antichi compari, Frith pubblica in proprio dei capolavori dove la sua visione musicale miniaturista e la sua vis demenziale hanno modo di emergere non mitigate dagli austeri alleati della gioventù. L'album "Gravity" è una improbabile musica mentecatta per un balletto, il succesivo "Speechless" (il suo vertice) è un intenso caleidoscopio di micromusica jazz in lotta con vortici di suoni raccolti nell'ambiente urbano, sembra una sorta di documentario sulla nostra specie. Dopo essersi cimentato con le voci altrui (quelle della folla di "Speechless") Frith si diverte ad utilizzare la propria per scrivere l'album di canzoni pop meno pop e più assurde degli anni 80: "Cheap At Half of the Price". La pazzia di Frith ha modo di esprimersi fino ai giorni nostri in una multiforme incessante attività di collaborazione: con i Massacre di Bill Laswell, con i Naked City di Zorn, accompagnandosi a Tom Cora, Richard Thompson, John French, Henry Kaiser, Ikue Mori, Chris Cultler, ecc... Attualmente è Professore di Composizione al Dipartimento di Musica del Mills College di Oakland (California).
Apprendo solo ora, non senza dispiacere, che un violento incendio è divampato giovedì notte all'interno dell'ex fabbrica Mira Lanza, uno dei luoghi storici del quartiere Marconi (http://www.06blog.it/post/2723/in-fiamme-lex-fabbrica-della-mira-lanza). Ci sono volute sei ore per domare le fiamme. Gli immigrati che vivevano in condizione brada (http://romaintaxibylele.blogspot.com/2007/11/la-fabbrica-degli-invisibili-come-si.html) all'interno della struttura sono fortunatamente tutti illesi e sono stati trasferiti all'ex Fiera di Roma.
L'ex fabbrica sarà ricostruita e vi sorgerà la nuova la nuova Accademia d'arte drammatica, progetto al quale, nonostante l'incidente, era comunque destinata (http://www.romauno.tv/newstestuale.php?id=2171). Spero in un efficace e cosciente intervento di ristrutturazione, anche per il valore testimoniale della stroria contemporanea e l'intrinseca bellezza di certi luoghi che oggi fanno giustamente parlare di "archeologia industriale" (http://digilander.libero.it/calipsos/Archindustr.htm).
postato da: vonobox alle ore gennaio 06, 2008 09:30 | Permalink | commenti
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Esce per la Kurumuny Edizioni un libro dal titolo "Alan Lomax In Salento", diario fotografico ad opera del grande etnomusicologo, che alla passione per i registratori affiancava quella per gli obiettivi, di un viaggio nella Puglia degli anni 50 insieme al collega italiano Diego Carpitella. Una raccolta di documenti con il quale il maestro ha onorato parte della nostra cultura e che mostra un lato meno conosciuto del suo lavoro.
Non avevo ancora ascoltato, fino a pochi giorni fa, questo disco ("Ys") pubblicato dalla cantante e arpista Joanna Newsom nel 2006. Conoscevo e apprezzavo il suo lavoro solo attraverso l'ascolto di frammenti su internet, "Ys" supera di parecchio le mie aspettative. Una delle opere più significative ed anomale di questo periodo, devo ammetterlo, in forza anche di un team di collaboratori di tutto rispetto che comprende Steve Albini alla produzione e Van Dyke Parks agli arrangiamenti, senza nulla togliere al merito fondamentale dell'autrice. Chiamare questi brani canzoni è riduttivo e fuorviante: si tratta di lunghi deliqui o deliri interiori senza soluzione di sviluppo catartico. Joanna Newsom canta a se stessa, si perde dentro se stessa come un bardo che abbia perso il senno. La cantante spinge alle estreme conseguenze la poesia astratta del Nick Drake più orchestrale da un lato e la new age più folcloristica dall'altro (riesco perfino a pensare ai Nightnoise su Windham Hill). Joanna Newsom riesce in un gioco di equilibrio finora inedito, una fusione di pop e classica tentata parecchie volte in questi anni da diversi artisti ma sempre in maniera troppo pedante, senza la magia di questa grazia. Una espressione è talmente compiuta e matura da proiettare la Newsom di diritto nel parnaso pop delle cantautrici più talentuose insieme a Robin Holcomb, Lisa Germano e compagnia. Al di là del discorso cantautoriale, si ha l'impressione che la Newsom sia la più grande innovatrice contemporanea dell'arpa dopo Alice Coltrane.
postato da: vonobox alle ore gennaio 06, 2008 06:43 | Permalink | commenti (2)
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