giovedì, aprile 30, 2009




postato da: vonobox alle ore aprile 30, 2009 11:30 | Permalink | commenti
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martedì, aprile 28, 2009
postato da: vonobox alle ore aprile 28, 2009 21:41 | Permalink | commenti
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lunedì, aprile 13, 2009
postato da: vonobox alle ore aprile 13, 2009 22:56 | Permalink | commenti (3)
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lunedì, aprile 13, 2009
La mia faccia deve sembrare un giro offerto all’intrusione del mondo nel vuoto. Qualcuno mi fa capire che la mia fisionomia non deve essergli ignota o nota del tutto, è dubbio. Potrebbe avermi visto in una situazione contigua a qualche altra che ha vissuto e dimenticato fino a questo momento. Forse mi colloca in un contesto che mi è estraneo, forse mi scambia per qualcun altro o forse sono la proiezione in carne ed ossa di una confusione di situazioni e persone differenti. Certuni mi chiedono semplicemente chi sono, cercano così di collocarmi una in genealogia di rapporti umani nella quale magari mi si trova alla radice. Loro non lo sanno, non possono saperlo. Questo è essere me, pare.  Un masso ha bloccato la strada d'accesso al paese di mia madre, effetto delle recenti scosse sismiche. Quando c'è stato il terremoto ho sperato davvero per un istante che la casa fosse crollata, tanto è stata oggetto di controversie parentali. Davvero non se ne può più. Giro di notte diretto in un posto dove troverò gli amici giusti. Cammino e i mostri mi affollano il cervello, succede sempre quando sono solo e debole. Vengo colto dalla crisi dell'operaio che lavora in una fabbrica di armi e si domanda se deve sentirsi in prima persona responsabile per ogni pallettone che va a segno, e questo significa che (se ha lavorato davvero bene) almeno il 50% dei suoi clienti sono insoddisfatti. Miserabili come me sanno sempre di lavorare fabbricando una canna carica che è puntata contro di loro e prima o poi sparerà, ma quando se ne avvedono sono perfino tentati di giocare alla roulette russa. Io gioco da matto, le cose sono al loro posto, sogno corridoi. Sono un verme che attraversa piano la superficie, sono brucomela e stregatto, ho la patente di cazzaro. Pare che sono tesserato ARCI. 
postato da: vonobox alle ore aprile 13, 2009 21:35 | Permalink | commenti
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sabato, aprile 04, 2009
La banchina della fermata diventa un auditorio. C’è uno dell’est ubriaco che ascolta la musica dagli auricolari e canta in faccia all’improvvisato pubblico, nel frattempo cammina avanti e indietro per tutta la lunghezza del marciapiede. Gli mancano 5 denti di fila da una parte, sembra un'armonica coi piedi. La sua voce si mescola con la musica nelle mie cuffie. Per un attimo sostituisco mentalmente l’immagine dell’ometto alticcio di fronte a me con quella di Bob Mould, dato che il tizio si produce anche in movenze (ovviamente per nulla hardcore) con cui accompagna in maniera teatrale le pause del canto. Un brevissimo lampo della ragione in cui il cantante degli Husker Du si esibisce alla stazione Termini con la busta dell'alimentari in mano. Mi sono rincoglionito del tutto. E io che mi tormento perché non trovo mai niente che muova sufficientemente il mio interesse da andare a sentire nel fine settimana piuttosto che stare a casa... Passano a getto continuo i notturni 12, 7, 9. Il 2 che serve a me per tornare alla base non si vede all’orizzonte. E' umido e penso a una fetta di torta di mele che c’è in cucina. Arrivo a casa e la mangio, contiene anche una buona manata di pinoli, per cementare. Sono le due di notte e, com'è logico, mastico una pingue porzione questa roba prima di andare a dormire. Al centro abbiamo visto un’istallazione di June Paik, per noi è stato un evento. S. ha insegnato a E. a dire una frase in russo, terribile, che lui butta lì all’improvviso mentre stiamo camminando. Quando la traduce non posso trattenere uno sbotto di riso. L’effetto del motto è reso ancora più esilarante dall’imitazione che E. fa di S. mentre gli spiega il significato di quello che ha appena detto (uno scherzo da tenere buono per le vostre serate in galera) e ride come un orso Yoghi russo beccato con la zampa nel miele che si diverte della sua birbonata. Mi accorgo mentre torno a casa di avere i jeans sporchi che denunciano l’occupazione di facchino. Mi procuro un taglio al dito afferrando malamente un cartone pieno di roba. Vado a rovistare nella valigetta del pronto soccorso cercando dell'acqua ossigenata. La apro e dentro ci sono una bottiglia di iodio e altre due contenenti un liquido trasparente che magari è acqua ossigenata ma si chiama in un modo che non ho mai sentito prima. Boh. Richiudo la valigetta senza utilizzare niente. Più tardi ritorno e decido di utilizzare lo iodio perché la ferita si sta coprendo di sudiciume mentre lavoro. Vado al bagno e mi verso lo iodio sul dito. Il liquido esce a sbocchi dalla bottiglia e si versa su tutto il lavandino facendo un casino che sono costretto a pulire con abbondante acqua e carta igienica. Me ne vado a casa con il dito marrone, che non fa mai una bella impressione ai puristi del bidè.  Mi accorgo solo adesso, mentre lo ascolto leggendo le informazioni sulla busta, che nel disco di Steve Wynn che ho comprato un paio di settimane fa ci sono anche parecchi ospiti illustri tipo Howe Gelb dei Giant Sand, D.J. Bonebrake degli X e Chris Cacavas dei Green On Red. Praticamente una parata di stelle del cow punk. L'album è fantastico, Steve Wynn è un mito. La copertina è troppo giusta, tra l'altro la foto mi ricorda molto un porta oggetti a tasche straripante di cianfrusaglie che tengo appeso a parete. Cosa chiedere di più. Lo ascolto per spezzare un momento con la terapia intensiva di Frank Black solista periodo 4AD delle ultime settimane. Mi piace quando in "Calistan" canta: "i play some pachinko, i play pachisi". Mi piace anche quando dice: "my best friend he's the king of  karaoke" e "used to be Juan Wayne/used to be Mexican/used to be Espano Nuevo/used to be Navajo/useed to be yippie-ay-I-don't know."  E' roba che ti fa sentire a posto.
postato da: vonobox alle ore aprile 04, 2009 15:14 | Permalink | commenti
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giovedì, aprile 02, 2009
C’è questo esercito di armadi da muovere che sembrano mattoni per una tomba faraonica. Tutti cercano disperatamente M. per mollargli questa sdrumata assurda, roba da bollettino di Amnesty. Lui sta invece mollando una cagata fumante al bagno di sotto. Da noi la luce non funziona, l’ho visto quando sono andato a lavarmi le mani all’ora di pranzo. M. torna quasi saltellando, rinfrancato ed eternamente imperlato di sudore sull’ovale del capoccione. Mentre trascina sopra una bravetta un armadio dall’ineffabile peso, mi pare un lupo di mare alle prese con vele e cordami durante una tempesta o un soldato alla testa di un assalto armato della sola bandiera. E’ come se si fosse cristallizzato in un monumento all’infinito attimo presente. La bocca gli diventa un trapezio che scopre il muro dei denti. Tira con uno spesso cavo elettrico la montagna di metallo che gli incombe sul cranio in un delicato gioco di equilibri. La pietra angolare di questi equilibri è la sua forza e quella di suo fratello: sono entrambi più grossi di noi, due masse taurine in movimento. Energia pura di macchine umane che paiono appena sbozzate da una forma di roccia. L’invenzione della ruota non è che un blando palliativo sulla linea evolutiva della loro razza. Ho sempre ammirato la medesima forza in mio padre. E’ dall’infanzia che penso: “anch’io un giorno sarò così forte, devo solo avere pazienza di crescere.” Continuo a vedermi ogni giorno più bianco e fiacco, ormai ho trenta maledetti anni.

Fuori la pioggia mi soffia in faccia. E’ l’ultimo del mese, devo comprare l’abbonamento intera rete. Prima devo passare al bancomat e poi alla stazione Fs che è a due fermate di metro da casa. E’ l’unico sistema: i giornalai stanno chiudendo perché è tardi. Al diavolo, mi faccio prestare i soldi da mia madre e mi fiondo dentro la tabaccheria qui sotto. Non è il caso di fare questo casino per l’intera rete a quest’ora e con questo tempo. Ce la faccio per un pelo. ML mi avverte ora telefonicamente che il padrone gli ha chiesto i soldi per l’affitto della nuova sala. Vuole sapere se posso avanzare 300 come il mese scorso. Ci eravamo accordati per 100 mensili, non male. Mi chiede se può passare verso mezzanotte e gli rispondo che mi rompe un po’ i coglioni, ma passasse quando cazzo gli piace a ‘sto punto. Mi rivesto. Esco e m’avvio al bancomat, a quest’ora e con questo tempo. Prendo 50 euro in più. Restituisco i soldi dell’intera rete a mia madre, metto in una busta i soldi dell’affitto e quello che rimane me lo tengo in tasca per le minime spese eventuali. A mezzanotte meno un quarto ML mi fa un paio di squilli per segnalare la sua presenza sotto casa. Scendo. Metto la testa nel furgone. Fa dell’ironia sui miei capelli. Vuole sapere chi me li ha tagliati. Questo cazzo. Sembra che lo sport più in voga in questo periodo sia fare dell’umorismo sui miei capelli. Non glielo dico. Gli sgancio la busta. Mi chiede se poi voglio indietro qualcosa dei soldi extra che ho versato. Quasi mi spiazza. Ogni tanto fa un passo falso che lo mette alla mia mercé, oppure è davvero un furbetto perché non ci ho pensato affatto fin dall’inizio e adesso la domanda mi mette in qualche difficoltà. Gli dico che può fare come vuole, basta che mi manda a dormire. Ho un po’ fretta di levarmi dai coglioni. Mi assicura che non vedrò indietro un centesimo, casomai avessi qualche dubbio in proposito.  Ecco, adesso possiamo andare a dormire tranquilli sia io che lui. Più lui.
postato da: vonobox alle ore aprile 02, 2009 22:30 | Permalink | commenti
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